INTERVISTA MERCATO ESTERO – Donato Nasuti, nuovo direttore commerciale Estero

Donato Nasuti, laureato in Economia e Finanza e un master in General management a Roma, inizia il suo percorso lavorativo presso una multinazionale. Dieci anni fa entra a far parte della grande famiglia di Codice Citra e Casal Thaulero occupandosi del canale normal trade, della vendita Italia e successivamente dei mercati esteri dagli USA alla CINA , passando per l’Europa, sempre per il brand Casal Thaulero. Da aprile 2022 è il nuovo Direttore Commerciale estero -Export Sales Director.

Quest’anno sono ripartite tutte le grandi fi ere e le visite ai clienti. Come ho chiesto a Rocco, quanto è cambiato il tuo lavoro dopo il Covid?

R. Il mio lavoro è cambiato tantissimo. Ricordo all’inizio, la destabilizzazione, abbiamo dovuto ripensare tutto, come affrontare i vari mercati, seguire i partner. È stato diffi cile trovare il modo per arrivare al cliente incoraggiandolo e facendolo sentire sempre protagonista, oltre che ovviamente il lavoro di vendita. E nonostante tutto non abbiamo perso fatturato, penso alla Cina dove tutto è iniziato, ma è stato anche il primo paese a riaprire, paradossalmente l’Europa è stata più penalizzata per il canale Horeca, durante il Covid, perché già quest’anno è ripartito benissimo, la grande distribuzione invece ha retto bene sempre.

Secondo la tua esperienza, qual è il mercato, il paese, più interessante dove conviene investire di più, mi parlavi della Cina prima, cosa pensi?

R. Sì senz’altro il mercato cinese è molto interessante e in crescita. Inizia una consapevolezza della conoscenza del vino, del bere bene. Amano i vini rossi, più morbidi, più dolci. Noi abbiamo provato a spostare l’asticella per un vino più ricercato, siamo riusciti a creare prodotti specifi ci, studiando proprio il mercato. Ma non c’è un unico mercato o un paese che prediligo, posso dirti che tutti i mercati sono interessanti nel mondo enologico. Direi che è più esatto fare un discorso più che di paese, di canale, ossia di grande o piccola distribuzione. C’è stato un re-start generale che alla fi ne ci ha portati a ripartire con una voglia, una consapevolezza diversa e imparando mezzi di lavoro diversi che si sono rivelati utilissimi.

Senti la “pressione”, la responsabilità di rappresentare una grande azienda come Codice Citra, e 3000 famiglie abruzzesi, nel mondo? Quanto e se, questa grande storia di Codice Citra è importante e/o ti aiuta anche nel tuo lavoro di vendita dei prodotti?

R. Sicuramente la responsabilità la sento forte, ma sono consapevole e orgoglioso dell’importanza di questa storia che c’è dietro, avendola vissuta da sempre, essendo fi glio e nipote di viticoltori, quindi è ancora più forte il senso di orgoglio e di appartenenza all’azienda e al mondo dei vignaioli che conosco bene. L’essere “l’ambasciatore” nel mondo insieme ad altri colleghi, di 3000 soci, 3000 famiglie di vignaioli è per me un grande privilegio. Allo stesso tempo penso, che bisogna essere anche distaccati per avere quella percezione di tutto e capire come muoversi nelle situazioni più critiche. Ritengo che la sfida più grande per un’azienda che ha alle spalle già cinquant’anni di storia, è proprio l’essere pronta sempre ad affrontare tutti i mercati, perché come ci ha dimostrato il Covid, le realtà e il mondo cambiano velocemente.

Cosa pensi del futuro del mondo del vino?

R. Penso che tutti stiamo vivendo un periodo in cui domina l’incertezza, il problema dei rincari delle materie prime. Ma allo stesso tempo, credo che per il vino italiano e nel nostro settore, quello abruzzese ci sono delle immense possibilità. Tutti i dati di mercato evidenziano come nello scorso anno specialmente l’export del vino italiano è cresciuto, dalla nostra parte abbiamo ancora tanti paesi nuovi dove si può crescere, non solo in termini di vini fermi ma anche di bollicine. Inoltre senza più le restrizioni, si può tornare ai valori pre-covid anche sul canale Horeca. Dobbiamo però essere pronti e reattivi a tutte le richieste di mercato. È in crescita la richiesta di packaging alternativi che vanno oltre la classica bottiglia di vetro, vedi le lattine, il PET, ma anche alle bottiglie di Cartone, anche se può sembrare un futuro molto lontano a mio avviso non lo è, quindi bisogna avere il coraggio di rischiare e anticipare i tempi. Inoltre i mercati stanno richiedendo sempre di più il vino dealcolizzato. In sintesi penso che possiamo guardare al futuro con tanto ottimismo per il nostro vino.